La fabbrica lenta: opzione per il manifatturiero

Un nuovo modo di intendere la produzione. non più il ritmo della macchina ma quello della qualità. I tempi della naatura come opzione del mercato. Una innovazione dal sapore puramente italiano

Alla ricerca del "saper fare" made in Italy

Creatività e innovazione, un grande laboratorio espositivo in cui in maggio si sono incontrati, all’interno del confortevole e ultramoderno padiglione di Fiera di Vicenza,  designer provenienti da tutto il mondo: marchi indipendenti, artigiani di laboratori di produzione e subfornitura, esempi del “qualificato saper fare” Made in Italy, e selezionati operatori del settore moda oltre che scuole di moda e design, testate e blogger.
L’evento, organizzato dal Team di Fiera di Vicenza, che si è avvalsa della Partnership con Njal, una piattaforma online leader globale nella promozione e nel supporto dei “nuovi pionieri della moda contemporanea” che rappresenta oltre 13.000 designer provenienti da 106 paesi; una vetrina per talenti indipendenti pronti a presentare, sviluppare e coltivare le loro idee in un vero e proprio show room virtuale.
The European House – Ambrosetti, diventata per l’occasione Partner dell’Evento Origin, Passion & Belief, per promuovere un nuovo concpept di manifestazione per la valorizzazione delle competenze manifatturiere e di design del prodotto Moda, ha organizzato le tre giornate di Workshop con Tavole Rotonde interattive dedicate alle tematiche rilevanti: “Il valore del Made in Italy nei mercati internazionali”, “La rivoluzione digitale – Omnicanalità e fabbricazione digitale”, “Rapporto tra committenza e “Superfornitura”: come entrambi i Partner possono trarne il massimo valore”, dando così una particolare enfasi al “saper fare” per coinvolgere gli espositori in dibattiti costruttivi.
Fra i partecipanti alla prima tavola rotonda del venerdì, Giovanni Bonotto, della omonima azienda fondata nel 1972 a Molvena nel nordest italiano, in provincia di Vicenza; considerata il cuore dell’Innovation Valley:  un angolo di mondo piccolissimo, per dimensioni, e infinitamente grande, per obiettivi, creatività, capacità di fare. Bonotto, con il suo breve ma intenso ed efficace intervento, ha presentato la “Fabbrica Lenta”  una concezione particolare della produzione di tessuti di altissima e soprattutto ricercatissima qualità, realizzati però con macchinari non tecnologici, anzi,  vecchi macchinari, telai, recuperati degli anni 50 e adattati alle attuali normative e imposte vigenti di sicurezza sul lavoro.
La storia della Bonotto risale al 1972, anno di fondazione da Nicla Donazzan e Luigi Bonotto. Attualmente Giovanni e Lorenzo Bonotto, fratelli, lavorano nella “ditta”, come tutti gli altri Maestri d’Arte che ne fanno parte, con l’obiettivo di condurla ad una dimensione sempre più internazionale. Il loro vantaggio competitivo è proprio la qualità,  particolarità e originalità artistica dei tessuti che producono (ad esempio: la ribollita di lana di pecora nera ai mirtilli).
“La qualità di un tessuto è il tempo che si impiega per produrlo”, questa è la loro filosofia, Il loro interesse è avere una visione moderna del lavoro e dell’impresa (che sfida e tiene testa ormai dal 2009 la crisi!). Alla Fabbrica Lenta sono sempre alla ricerca di recuperare forme di produzione non alterate dalla febbre della produttività a tutti i costi. Il loro “must”:  produrre tessuti interiormente ricchi e preziosi, non imbellettati o decorati. Tessuti come quelli di un tempo che duravano e che vengono creati da un “naturale” rapporto uomo-macchina.
L’organizzazione della Bonotto e i loro processi produttivi sono completamente controllati ed effettuati da artisti e maestri d’arte  proveniente da  diverse parti del mondo. Anche i loro operai si sentono degli artisti e sono felici di fare il loro mestiere. Naturalmente sono anche attentissimi all’ambiente ed hanno un centro  di Controllo Qualità a Schio, che certifica i tessuti come “Pronti all’Ago”, per i clienti più prestigiosi e su richiesta forniscono il servizio di controllo qualità anche per i tessuti di altri produttori.
Giovanni Bonotto, ha raccontato la sua filosofia vincente “ bisogna fare innamorare il cliente, essere “sexy” e coinvolgere i giovani nel nostro mestiere di artigiano artista. Occorre recuperare il DNA Italiano Made in Italy e la cultura del lavoro manuale”. Queste le parole di Bonotto che evidenziavano la necessità e il desiderio di “attrarre” sempre più giovani in grado di “saper fare e pensare, innovare e sognare”, non solo quindi giovani laureati in grado di controllare e guardare le macchine che funzionano da sole,  bensì persone che hanno la sensibilità di riconoscere il “valore del mestiere di artigiano”, uno dei più affascinanti al mondo e fonte di “attrattività per talenti”.
La nostra considerazione: occorre per forza di cose che siano i giovani ad essere “attratti” e quindi innamorati del mestiere di artigiano? Al giorno d’oggi moltissimi non più tanto giovani, per le circostanze negative di questo momento di fortissima crisi, mancanza di lavoro,   avrebbero la necessità di un lavoro, bello interessante e affascinante come questo dell’Artigiano che lavora con le proprie mani e con la propria creatività e arte! Perché allora non poter dare a queste persone l’opportunità di lavorare in una Fabbrica come questa scoprendo un loro talento nascosto?