Baglioni tra inferno e paradiso

Baglioni, per molti un nome da pronunciare con il tono sprezzante che si mette accanto al termine commerciale. In realtà è uno scrittore di sentimenti durato quarant'anni, un autore di colonne sonore non solo estive come indicano i detrattori ma che per molti sono durate una vita. Al di fuori del luogo comune. Claudio è un poeta dell'era moderna, senza se e senza ma. un uomo di cultura, insomma.

Al di fuori dei dibattiti, semplicemente un poeta

È il 15 novembre del 1990 quando Maurizio Costanzo ha  il privilegio di mostrare nel suo programma televisivo “M. C. Show” uno dei personaggi più ambiti dai media: Claudio Baglioni. Il famoso compositore è particolarmente atteso da tutti in quel periodo in quanto reduce da vicende di vario genere che hanno attizzato l’attenzione dei suoi fans in particolare ma anche di tutto il mondo dell’informazione ‘seria’, delle cronache rosa e del gossip più malizioso.
Il cantautore si presenta in trasmissione alquanto malconcio a seguito di un incidente in cui una decina di giorni prima ha rischiato di perdere la vita o di dover rinunciare a cantare. Infatti, tornando a casa in una notte piovosa alla guida della sua Porsche, è andato a schiantarsi in velocità contro il muro di cinta di Villa Fendi a Roma riportando contusioni in molte parti del corpo, compreso il volto, il palato e la lingua.
Già tale episodio valeva da solo a rendere avvincente l’intervista al cantautore, ma  altri avvenimenti che lo avevano visto protagonista negli ultimi tempi,  contribuivano ad aggiungere una buona dose di pepe.
Ma andiamo con ordine.
Baglioni sta attraversando una fase critica della sua vita sentimentale. Inizia a incrinarsi l’unione con la moglie, la graziosissima Paola Massari, da lui incontrata agli albori della sua carriera e divenuta musa ispiratrice di tante sue indimenticabili canzoni a cominciare da “Questo piccolo grande amore” in poi. È  la persona amata la quale ha condiviso con totale discrezione e sensibilità  i suoi momenti creativi, le difficoltà, i sogni di gloria e la gloria conquistata.
Si erano sposati  (in segreto per non deludere le ragazzine alle quali veniva rubato il loro idolo)  dopo due anni dal primo incontro alla “Mostra dell’Elettronica” di Roma del 1971 quando lui aveva 22 anni e lei appena 18. Dal loro amore era nato il figlio Giovanni -a tutt’oggi l’unico rampollo dell’artista- al quale il papà ha dedicato “Avrai” forse la più bella e struggente canzone italiana composta per un figlio  (a mio avviso, migliore nel rapporto musica-parole, de “L’Aurora” di Eros Ramazzotti, della toccante ninna-nanna “Per te” di Jovanotti, di “Conto su di te” di Giancarlo Bigazzi cantata da Celentano, di “Così celeste” di Zucchero e di tante altre composizione molto belle).
Ma anche in campo professionale Baglioni subisce nel 1988 un terribile colpo da K.O. È reduce da anni di grandi successi discografici e da esibizioni  trionfali con il ‘tutto esaurito’ di piazze e stadi. In ragione di ciò (come unico rappresentante italiano al fianco di stelle  di livello mondiale quali Sting, Springsteen, Tracy Chapman, Peter Gabriel, Youssou‘N Dour) è stato invitato da Amnesty International allo Show di Torino. Ebbene, al momento di cantare il Claudio è accolto da bordate di fischi, urla, lanci di verdure,  nonché sbeffeggiato e insultato dal pubblico. Reagisce apparentemente bene e riesce a concludere il concerto: ma dentro di sé si è irrimediabilmente infranto il quoziente di autostima fino allora elevatissimo. È rimasto veramente colpito dal constatare che una fetta di spettatori e diversi giornalisti lo catalogano  ancora come “banale, disimpegnato autore di canzonette adatte solo a sollazzare adolescenti in amore o ignorantotti culturali  e a rendere più pingue il suo conto in banca”. Forse quei disturbatori erano ‘pilotati’ e comunque non tenevano conto delle magnifiche e significative opere di tema socio/esistenziale che Baglioni aveva espresso con parole e musiche di altissimo livello (tipo: “I vecchi”, “Ragazze dell’Est”, “Fotografie”, “Uomini persi”, ecc.).

Venendo all’attualità, a fare da appendice bizzarra a questo articolo capita a fagiolo il buon Vasco Rossi ‘fuordimelone’ che in una delle sue recenti  sfuriate su Facebook se la prende col mite Claudio arrivando a veri e propri insulti (ridicolo, stupido, perfetto imbecille) e affermando testualmente: “…dovrebbe andare a zappare la terra, piuttosto che continuare a frignare sciocche canzoni lagnose, emblema delle musichette da sala d’attesa, con testi  peggiori dei discorsi sul più e sul meno, infarciti dei soliti luoghi comuni, … che fanno tra loro le signore dal parrucchiere durante una messa in piega”. E rincara:  “Io non mi sognerei mai di dire a una donna: Passerotto non andare via “ .
Ma guarda da che pulpito arriva la predica!  È vero: a 24 anni Baglioni  in “Sabato pomeriggio” ha vezzeggiato la sua ragazzina col nomignolo di ‘passerotto’. Ma cosa può dire mai il Blasco che per 40 volte chiama dolcemente ‘caramellina’ la sua amata?  Succede in “Toffee” del 1985, quando lui di anni ne aveva 33!

Riprendiamo adesso il discorso della partecipazione di Baglioni al programma di  Costanzo che avvenendo alla vigilia dell’uscita nei negozi del suo nuovo album, è sicuramente un ottimo trampolino di lancio. Dopo le vicende negative (incidente, separazione, fischi) che ho appena descritto, si può facilmente intuire da quali perplessità il nostro Claudio sia stato afflitto durante la costruzione del CD che lui stesso definisce “Il disco dei mille travagli”.  Dubbi circa i testi, la musica, gli arrangiamenti; esitazioni sui brani da inserire o da togliere, sul titolo più efficace e in definitiva sulla complessiva validità della propria creazione. A queste assillanti incertezze vanno attribuiti i continui rinvii del varo dell’album, nonostante la CBS avesse già raccolto prenotazioni  per oltre cinquecentomila copie.
Sta di fatto che a quel punto sono trascorsi cinque anni dal suo precedente disco “La vita è adesso” e l’attesa è stata ripetutamente delusa dai continui rinvii e dalle evanescenti giustificazioni ufficiali dei ritardi.
Finalmente il 17 di novembre, sfidando la scaramanzia, entra in distribuzione  “Oltre” col sottotitolo “Un mondo uomo sotto un cielo mago” che fino all’ultimo doveva esserne il titolo.  È un doppio album con 20 brani collegati tra loro da un filo conduttore rappresentato dalla storia evolutiva di “Cucaio” (cosi il piccolo Baglioncino pronunciava il proprio nome facendo sorridere chi glielo chiedeva).
Il successo di vendite  è garantito dal fatto che i suoi ammiratori lo acquistano a scatola chiusa, confidando di trovarvi composizioni in linea con quelle che avevano costituito la colonna sonora della loro vita. Vi trovano invece testi complicati, talvolta ermetici e zeppi di metafore spesso oscure, con dei brani che sembrano addirittura condizionare gli sviluppi musicali a scapito di quella piacevolezza melodica, con toni melanconici o gioiosi, da loro tanto apprezzata: solo due o tre canzoni -delle venti- hanno in effetti il sapore delle passate composizioni. In molti rimangono perplessi e cominciano a pensare che per non dispiacere a chi ne ha contestato la enorme  popolarità, si sia ‘buttato’ a fare il difficile, il ricercato, l’intellettualoide, tradendo quei loro sentimenti di fedele e appassionato apprezzamento. Io pure debbo confessare di essere rimasto  alquanto sconcertato dalla sua svolta creativa: cercando tuttavia di immedesimarmi nei suoi panni avevo sperato che tale assestamento preludesse a una successiva, meno ostica evoluzione.
Negli anni seguenti Baglioni si dedica a diversi applauditissimi eventi (quello allo Stadio Flaminio di Roma è stato eletto “Il miglior concerto dell’anno 1991 nel mondo”) immancabilmente accompagnati poi dall’uscita di dischi registrati dal vivo  (“Assieme” e “Ancorassieme”).
Bisogna però attendere il 1995 per vedere comparire un album con nuove composizioni. Porta un titolo emblematico che intende riaffermare la sua presenza a fianco della gente “Io sono qui”. Ma si rivela invece il definitivo distacco dai sentimenti dei ‘suoi’ estimatori che lo hanno seguito fintanto che è stato ‘leggibile’, romanticamente poetico nei testi e altamente armonioso nelle musiche: caratteristiche essenziali che rappresentano l’impasto migliore che si possa pretendere dal mondo della musica ingiustamente definita leggera. La mia personale reazione emotiva all’ascolto di questo CD è stata di sorpresa accompagnata da profonda delusione e smarrimento. Le stesse sensazioni provate allorquando Battisti, licenziato Mogol nel 1982, passò ai testi della moglie (in arte Velezia) e di Pasquale Panella. E se vogliamo, il parallelismo tra Claudio e Lucio ci sta tutto in quanto anche per Baglioni si può affermare che buona parte delle più affascinanti e indimenticabili composizioni le ha realizzate prima di abbandonare l’importante e forse determinante collaborazione con Antonio Coggio.
Nel 1999 completa “La trilogia dei colori” con “Viaggiatori sulla coda del tempo”: bel titolo ma l’album prosegue nel percorso di ricerca di una nuova identità confermando che l’autore ha oramai smarrito la felice vena spontanea, godibile e altamente suggestiva, dei primi tempi.
In seguito il nostro caro C. B. si limita a partorire album che rimasticano in tutte le salse i vecchi successi, ad attivare qualche tournée e a prestarsi a ospitate e comparsate più o meno nobili in spettacoli di vario genere.
A questo punto verrebbe da dire che Baglioni è da bocciare,  che non va inserito tra i ‘grandi’, che insomma è da mandare dritto all’Inferno dove finiscono i ‘canzonettari qualunque’.  Invece no: dopo un breve periodo di Purgatorio, ritengo si meriti abbondantemente il Paradiso per le tantissime emozioni che i suoi motivi ci hanno regalato, per aver arricchito ore e ore del nostro tempo. Per le superbe doti artistiche che ha espresso e per le qualità personali di uomo sempre corretto, pulito, piacevole e leale.

E mi piace concludere raccontandovi una mia esperienza personale. 
Nei “Villaggi Turistici”  il rituale quotidiano prevede che la giornata venga chiusa da uno spettacolino di arte varia curato dalla ’Equipe di Animazione’  che si esibisce coinvolgendo i G. O. (Gentili Ospiti) in scenette comiche, gare canore o di arte varia, sfide assurde tra clan di vacanzieri e altre amenità (nel condurre questa fase Fiorello era un Maestro). Ciò serve da digestivo per il dopo-cena e come pretesto per mandare a nanna contenti i ragazzini e le mamme premurose, alle 22,30 precise. Le redini vengono allora prese dal disc jockey che inizia con un po’ di ‘liscio’ per dar modo agli anziani di mostrare la loro matura abilità e ricordare i bei tempi andati. Ma subito dopo attacca  musiche a tutto volume con bassi e batterie che fanno tremare i tavoli e trascinano in balli scatenati i giovani. Alla mezzanotte canonica tale baccano cessa improvvisamente per consentire il tranquillo riposo di chi non ha altre avventure da vivere. Ad accompagnare l’esodo degli ospiti verso il loro giaciglio viene diffusa  una canzone melodica di gran successo, la stessa per l’intera stagione. E nell’estate del ‘’91 questa era “Mille giorni di te e di me” (splendida perla rara nella conchiglia di “Oltre”) e vi assicuro che ascoltandola nel silenzio della notte, diffusa dalle ali del venticello di Sardegna, i brividi e la commozione erano garantiti.

f.b.