Boarezzo: vacanze dimenticate

Potrebbe sembrare una casa stregata, in realtà l'albergo di Boarezzo è semplicemente un luogo che può restituire la memoria di un tempo perduto, quando la villeggiatura anche ricca era un luogo a pochi chilometri da casa. Un tempo andato, che ha lasciato fantasmi, non spiriti ma luoghi abbandonati alla rovina del tempo

Già,vacanze dimenticate… quelle che nei primi decenni del secolo scorso solo in pochi si potevano permettere, quelle che richiamavano i signori delle grandi città verso i laghi del nord, in contro alle montagne dove l’aria era più fresca. Inizialmente erano le più gettonate,ma poi il tempo è passato, i mezzi di trasporto sono aumentati, sono diventati più veloci con la possibilità di coprire grandi distanze in minor tempo, diventando poi alla portata di tutti. La meta preferita è diventata il mare.Il nostro mare all’inizio, poi con l’avanzare dell’età moderna le mete internazionali hanno invaso le agenzie di viaggio divenendo i luoghi più ricercati dai vacanzieri. Oggi vorrei provare a tornare un po’ indietro nel tempo…fino ad uno di quei luoghi richiestissimi all’epoca. Ci troviamo all’inizio del XX secolo a Boarezzo, in uno splendido albergo voluto fortemente dal conte Giovanni Chini. Boarezzo è situato in posizione privilegiata, in Valganna quasi a metà strada tra il lago Maggiore ed il lago di Como. La borghesia milanese era attratta da quegli splendidi luoghi e quella che per noi oggi può forse essere definita una piccola gita, per loro era una vera e propria vacanza. Si partiva in treno da Milano fino quasi alla valle per poi cambiare col trenino che si arrampicava fino a destinazione. Il grande albergo Piambello,questo il nome per intero, era davvero maestoso. Al suo interno aveva ben 70 camere, una sala da pranzo in grado di ospitare fino a 200 persone, una sala per il tempo libero col camino ed una bellissima terrazza. L’albergo era inoltre in grado di offrire campi da tennis,tavoli da ping pong,sala biliardo ed un campo per le bocce. Essendo poi posizionato molto vicino al confine svizzero, si organizzavano anche diverse passeggiate per poter ammirare il panorama su entrambi i versanti. Il momento di massimo splendore fu toccato nel decennio degli anni ’30 dove le camere erano sempre occupate o già prenotate e dove anche nel periodo invernale,soprattutto nei weekend, le gite per ammirare il paesaggio innevato erano frequenti. Il primo duro colpo l’albergo lo subì con lo scoppio della seconda guerra mondiale, quando l’intero edificio venne “sequestrato” per fini militari. Col finire della guerra venne riaperto, ma ormai molte cose stavano cambiando…il continuo aumentare delle automobili spostò il punto di vista dei vacanzieri, che pian piano si rivolgevano sempre più verso luoghi di mare. L’albergo, che risentì pesantemente della situazione, cominciò a navigare in cattive acque cambiando gestione più volte. Venne fatto l’ultimo tentativo di tenerlo a galla negli anni ’60 con un leggero restyling degli interni,senza ottenere però alcun risultato.Venne chiuso per l’ultima volta,e questa volta per sempre,nel 1970 dopo essere fallito. Nonostante si sia dovuto arrendere al cambio d’epoca ed al crollo della sua fama,Lui resiste e non vuole morire. Se vi troverete a passare da quelle parti la sua vista potrebbe mettervi un velo di tristezza…è stanco ed invecchiato e le rughe si vedono. Il cancello d’ingresso al suo parco è ancora lì,chiuso con un’orrenda catena, che come tutta la struttura in ferro viene corrosa poco per volta dalla ruggine  e dove la vegetazione sta ingoiando pian piano le colonne laterali. D’impatto potrebbe sembrare l’ingresso di una casa fantasma da film horror.Dopo aver percorso la stradina sterrata si arriva all’edificio e la visione rattrista un po’. Là dove prima si vedevano le grandi vetrate che riflettevano gli alberi, ora ci sono vetri talmente sporchi da non lasciar quasi passare la luce mentre altri sono totalmente in frantumi. La grande scala che porta all’ingresso è quasi del tutto scrostata e del suo bianco candido è rimasta solo qualche traccia. Oltre la terrazza ormai vuota è posizionata la veranda,quello splendido luogo in cui posso immaginare ancora le signore che prendono il thè scambiandosi pettegolezzi. Ora la maschera dell’abbandono ha preso il suo posto. Vetri rotti in terra,alcuni tavolini rovesciati,calcinacci sparsi ed addirittura qualche piccola pianticella che spunta dagli angoli del pavimento. L’interno segue la traccia della veranda,anche se la maggiore oscurità rende la visione molto più spettrale. La scalinata che sale ai piani superiori è molto rovinata ma ancora abbastanza integra da essere percorsa,i disegni alle pareti,probabilmente frutto dell’ultimo restyling,spuntano dal buio poco per volta seguendo la curva della scala fino alle stanze. Qui è molto più visibile il vandalismo a cui il luogo è stato sottoposto. Ci sono mobili distrutti,letti ribaltati,addirittura si vedono sanitari sradicati.Alcuni disegni hanno resistito e si fanno ancora guardare,ma delle finestre e dei mobili dell’800 non rimane più nulla,se non alcune parti in legno poco riconoscibili che facevano parte di chissà quale arredo. L’ultimo luogo,che più di tutti mi ha rattristato,è la stanza del camino che prima poteva essere definita come ‘sala relax’,un luogo tranquillo dove gli ospiti potevano fermarsi accomodandosi su poltrone,divanetti e sedie imbottite. L’atmosfera di un tempo viene mostrata in una delle ultime fotografie scattate nella sala ancora frequentata,dove trionfa centralmente il famoso camino con i due finestroni ai lati coperti da grandi tendaggi. Ai lati, sulle pareti, si intravedono due quadri,mentre i presenti rivolgono lo sguardo al fotografo quasi sorpresi. La stessa immagine arriva da una fotografia scattata almeno 50 anni dopo, ai nostri tempi. Naturalmente orfana dei suoi ospiti,la stanza si presenta con le due finestre dilaniate e prive delle tende,nessun quadro copre più le pareti e ciò che rimane di poltrone e divani è qualche stoffa aggrappata qua e là ai resti in legno. Infine c’è lui, il camino che maestoso governava la sala,appare ora tristemente piccolo ed intimidito. Ora è a pezzi,i mattoni interni non si vedono più,le decorazioni ai bordi completamente rovinate e la polvere e il terriccio hanno ormai preso il sopravvento. Il grande albergo di Boarezzo giace ancora lì,senza poter reagire al tempo che lo consuma ed ormai dimenticato da tutti, proprio come quelle vacanze che lo hanno reso grande.