Ricordate Laguna Seca 2008?

Molti dicono che sia stata "la corsa del nuovo millennio". Mah, almeno, è stata la sublimazione dello scontro tra due ragazzi, due storie, due culture, due diversi gradi di fragilità. Quando lo sport diventa paradigma. Le curve di Valentino, come un taglio di Fontana sulla tela.

Ci sono suggestioni che racchiudono un mondo.  Big Bang! Istanti,  che schiudono un universo, Laguna Seca 2008, moto Gp, è stato proprio questo. Un giacimento, da cui trarre verso per verso quello che è correre su una moto.E quello che è essere uomini. Quello che è essere piloti. Quello che è essere campioni.

Probabilmente, il cammino del GP Laguna Seca 2008 er cominciato a febbraio, nel polveroso mormorio dell’ufficio imposte di Pesaro. Vi ricordate? Accuse di tasse non pagate. Un accordo con il fisco fatto in fretta. “Stress e poca tranquillità: per uno che fa un mestiere pericoloso come il mio non è proprio il massimo. Ecco - sorride Valentino - perché ho scelto di chiuderla senza vivere i tempi lunghi a cui mi avrebbe sottoposto non accettare l’accordo. Ho una gran voglia di correre e lo voglio fare per tanti anni ancora. Ora potrei andare a vivere da solo, o con mamma, a Tavullia”

Tavullia è il sospiro che prende l’Appennino prima di diventare “Riviera Romagnola”.  Colline. Ciocchi di case sparse sui colli. Terra brulla di cespugli. Frinire di cicale e, di sera,  silenzio. Eppure, sul finire d’agosto del ‘44, questi ciuffi di colline furono travolti da un frastuono di motori. Erano le divisioni corazzate dell’armata canadese che andavano a cozzare contro la resistenza dei paracadutisti tedeschi. Fu una strage, una delle tante, inutili, stragi. Forse il rimbombare dei fatti della storia lascia un’eco nei posti , come il mare dentro una conchiglia,  e forse non è un caso che, proprio a Tavullia viva Valentino Rossi, di mestiere motociclista.
La Golden Coast, nel Queensland, in Australia, è 55 chilometri di turismo. Una Venezia fuori posto, tatuaggio aborigeno di canali, locali, ritrovi notturni e un oceano che s’infuria il giusto per essere paradiso dei surfisti.
Proprio la Golden Coast, che tanto assomiglia all’adriatico romagnolo, è stato il posto dei primi anni di Casey Stoner.
Fantasia. questo vuole chi ama le corse.  Variabilità e potenza. Dominio. Un altrove.

E’ una strana combinazione che i due piloti. Rossi e Stoner, che hanno fatto di Laguna 2008 la “corsa” del  millennio, nascano, seppur all’opposto geograficamente, in luoghi tanto simili. Città turistiche, chilometri e chilometri di costruzioni fatte per ospitare, per divertire, per andare oltre.
Una riva domata, costretta. Confine fra la schizofrenia della modernità e il tempo delle maree.
Probabilmente, i natali simili di Rossi e Stoner sono una casualità,. Eppure l’avvicendarsi  tra elettricità e onde dei loro posti, richiama tanto lo stacco violento che l’uomo ha subito con l’avvento della macchina. Passaggio dal mondo contadino ad una civiltà artificiale in cui la velocità diviene spazio produttivo e la staticità e la ciclicità un lato sempre più marginale.. I tempi della natura soppiantati da quelli della  produzione. Sconfitta di cui  l’uomo sa prendersi rivincite, come nel rapporto pilota-moto.

Il motore non ha sensazione, non ha cognizione, non ha pensiero. La macchina non ha anima, ne’ passione. Insomma, non ha cuore. E’ il pilota che è sintesi della macchina. Perché la moto, anche se perfetta, oltre all’ubbidienza non sa andare. E’ il campione che stabilisce la differenza fra una macchina che vince ed una che perde.

Laguna Seca è l’America, un posto cresciuto foglia su foglia, come un carciofo. Laguna Seca è New York. Accomuna. Ma non mischia.  Laguna Seca è un angolo che sa di soldi, scarichi e benzina. A Laguna Seca nascono poesie, come un rap di Eminem. Miscela di arte e durezza, che viene da lassù. Valentino: Qui ho sempre preso la paga. L’ obiettivo è migliorare. Quest'anno spero di divertirmi di più".
Dei motori possiamo registrare temperatura, consumo ed efficienza.  Possiamo riconoscere  su di essi ogni gesto del pilota ma davanti al “mistero fuoriclasse” siamo Platone legati nel fondo di una caverna buia. I numeri possono dirci se un pilota è aggressivo. O prudente. Ma non se sta vincendo. E, cosa più importante, i numeri non potranno mai dirci se quel pilota è, o sarà mai, un campione. Quella è questione di cuore. O di “nature”.

Un fuoriclasse è un capitale umano, dove l’integrità fisica è il mezzo di produzione.  E la “nature”, nella accezione inglese, la strategia. Cioè, la differenza fra chi vince. E chi perde..
Valentino è sempre stato due mondi. Bambino al di fuori della pista. Uomo fatto per vincere dentro di essa.
E’ come stare davanti a specchi contrapposti. Dove si è ipotesi diverse in tanti mondi uguali.
A Laguna, Stoner è molto forte – dichiara Valentino - Correre in difesa? Non ci sono abituato, è una cosa frustrante.
Nature… Nature è termine che somma il significato di carattere a quello di  mentalità. Suggerisce qualcosa di originario, insito. Ciò che muove. Che rende diversi. Il cucchiaio di Totti in una semifinale europea è “nature. Se Valentino e Casey, con ricchezze e prospettive tanto ampie da riempire tre generazioni, scelgono di giocare se stessi in un duello di equilibri è perché, inesorabilmente, la loro “nature” di campioni li ha portati lì, a Laguna, a rischiare.

Le giornate di prove di Laguna sono per Casey una marcia trionfale, incalzante, inarrestabile. Una parata da foro imperiale, in cui Stoner reagisce alle dichiarazioni di Rossi nell’unico modo che sa: dominando le prove, senza alcun tentennamento.
L’unica curva di Laguna con una identità definita, è il “Cavatappi”. Il tracciato del “Cavatappi” assomiglia ad uno scarabocchio. Ma è come se, dopo averlo disegnato, lo avessimo accartocciato, e ce lo fossimo ritrovato sgualcito, con il segno che va di qua e di là, ondeggiante. E poi su e giù. Ecco, così è il “Cavatappi. Un andare folle, incerto, accattivante, quello zig zag d’asfalto che Valentino, alla fine del duello di Laguna Seca, ha baciato come fosse la parte pazza e vincente, ritrovata, della sua vita .
Nei video, lo start di Laguna2008  è un colore pop art, deformato dagli  scarichi che fanno dell’aria specchio. 

Unico movimento dentro lo schermo è il contare dei secondi: 10…9…8…
La prima immagine TV è una ripresa dall’alto. Laguna come i disegni di NAZCA, segni lasciati nei deserti, perché gli dei vedessero cosa gli uomini potevano fare per loro. A monte del terzo millennio, gli uomini non sentono più il bisogno degli dei. Mandano le immagini dei loro “campioni” lassù. Poi i satelliti le rimbalzano quaggiù, ad altri strumenti chiamati televisione. Gli uomini di oggi sanno solo specchiarsi. Disegnano un immaginario fatto unicamente di loro stessi. Non è un avanzamento. Non è un cambiamento di civiltà.
Solo di prospettiva.
10… 9… 8…
Strano universo una partenza, in cui l’individuo non è variabile e l’unico avvicendarsi è il tempo.E’ che la tv, come la tecnologia, non ha bisogno di temere il tempo. L’ha dilatato, sezionato e respirato avidamente. Come un affogato l’ultimo respiro.
3…2…1
In una gara pochi secondi possono rappresentare uno iato. Pochi attimi a Laguna saranno un’era. Che subito dividerà  il mondo psichedelico  di Rossi e Stoner, da quello sintetico di tutti gli altri.. Vista dall’alto la pista di Laguna è un monogramma di chimica  e petrolio che poco si sposa coi toni che stanno intorno. Un mare di sabbia chiara e rocce brune, Fa venire in mente Sergio Leone. I suoi panorami di cespugli e baracche senza vita. Un mondo spogliato di cose, creato per far tornare le storie ai protagonisti veri: gli uomini.

E così sarà Laguna 2008. Una storia nuda. Fra due uomini. E le loro moto.
Al via Valentino va secondo, mettendo immediatamente sotto pressione Stoner. Poi, dopo poche curve, Rossi decide di passare. Tranquillamente, semplicemente, tagliando una frenata. C’è tanto “senno”. Un equilibrio, che sorprende Casey.     

L’uomo non è fatto per la velocità. Si adatta ad essa. Al meglio. Come ha fatto con la incapacità di riprodurre il reale, debolezza che l’umanità ha trasformato in arte. L’istinto dell’uomo è lottare, non stare come i pini sulla rive che, arrendendosi al vento, si piegano verso l’entroterra desiderando di essere altrove. L’uomo affronta la velocità. E’ come il  grano, che nella violenza del temporale si pettina, disegnando la piana e dando nuove prospettive all’universo.
Una moto che affronta una svolta è come il chinarsi di una spiga. Improbabile nell’equilibrio, eppure straordinariamente efficace. Rimane un po’ scosso, Casey, di fronte a quel sorpasso.  Casey ripassa.  Con “troppa” rabbia. Con “troppa” autorità. E, ad ascoltare bene, quel “troppo” nel deserto di Laguna picchia.  Percuote. E’ un battito d’incertezza.
La curva è un gesto. La frenata perfetta, è solo un attimo. Quell’attimo! Non il prima. E non il dopo. Quello.
Al di là di esso c’è l’anticipo. O il ritardo. Velocità smorzata, tempo perso, svantaggio. Il punto di corda deve tagliare la svolta esattamente.  Come un taglio di Fontana dilania la tela. L’atleta non è un artista, eppure il gesto di una curva assomiglia tanto alla creazione di un concettuale.E davanti a “quel quadro saprei farlo anche io” la risposta giusta è: salite su una moto GP e fate una curva come Valentino, e poi ne parliamo di quanto sia facile creare da quel nulla che è la tela un Fontana. O un Pollock.

Undici sorpassi ha contato Laguna 2008  Un avvicendarsi, confondersi, e poi ancora passarsi che chiameresti sinergia.
Solo che in una gara, non c’è accordo. I due piloti se le danno di santa ragione, e non c’è nulla nell’intenzione dell’uno che voglia  contribuire a qualcosa dell’altro. La nostra è società complessa. Anche un conflitto, salendo di un livello,  può rivelarsi  parte armonica di un tutto. E il tutto, a Laguna come più in generale nello sport, è lo spettacolo dentro il teleschermo. Trama: uomini contro. Base ritmica: emozione. Colonna sonora: battito del cuore.
Se su una moto passi i limiti, la mezzeria tratteggiata diventa una linea continua. E il paesaggio ai lati della strada, una melassa di macchie senza contorno. La velocità è dimensione a parte. Come il western virtuale di Sergio Leone, spoglia l’uomo dalle cose e dalle definizioni del consueto. Noi, poveri spettatori mortali, non possiamo vivere la velocità come Casey e Valentino. Noi possiamo solo immaginare. O contemplare.
Stare lì, davanti ad un video, come si sta di fronte allo sbraitare di una mareggiata.
A Laguna, per Stoner, la fine di ogni traiettoria è stata, invariabilmente, la moto di Rossi. Casey, nella rabbia della sconfitta, la chiamerà scorrettezza. Poi si correggerà. L’impressione è che prima di ogni curva, Valentino sapesse esattamente cosa avrebbe fatto l’altro.  Il nome giusto è istinto. Uno dei talenti regalati da Dio ai campioni dello sport.
Istinto. La fine della gara di Laguna è che Stoner non ce la fa più. L’atto di resa è la Ducati che sbaglia traiettoria, rimaterializzandosi nel lento mondo degli uomini.

Nel mondo degli uomini, Casey poi, dopo il 2008,  ha cominciato a perdersi. Fragile, Casey l'australiano, forse ancora troppo bambino per scontrarsi con uno venuto da una riviera esagerata come quella omagnola.La fine di Casey, è la carrozzeria rossa, con il numero 1, che s’impantana molle e flaccida, dentro la sabbia  dell’area di sfogo. Valentino è ormai lontano. Veloce.
La velocità, dice Andrea Zanzotto, non dà pause. Non concede riflessioni. Non dà memoria.Parla della società che non riesce più a fare storia. Ma solo chiacchiera.  Non riesce più a costruire arte. Solo immagine.
La velocità di un  motore non c’entra con le parole di Zanzotto.
Grazie alla velocità a Laguna 2008, due ragazzi nati per volare sulle moto hanno scritto cose che non meritano di morire con il clic di un telecomando.Ci sono momenti che vanno fermati, raccontati, rivissuti. Tramandare un senso delle cose.
E’ l’unico sentiero che porta al futuro. Come dice Zanzotto, l’umanità, come lo sport, esisterà solo se continuerà a digerire, anche nello sport,  le sue storie. E a farne cultura