Aria nuova al Giro d'Italia

Un Giro nuovo... Per una volta sembra provenire dall'Italia la novità del ciclismo. Le 20 tappe hanno mostrato i prototipi di corridori nuovi, colombiani che vanno a cronometro e un italiano che sembra predestinato

Il vincitore del Giro 2014 la Torre Eiffel l'ha guardata dal secondo gradino del podio del Tour dell'anno scorso , e non è male...

Comunque, perchè il concetto di nuovo che avanza potesse toccare interamente il complesso il sistema Giro, magari ci sarebbe anche qualcosa della sua struttura di pensiero da cambiare, e non bastano i corridori.

Andrebbe fatto in generale qualche passo avanti fra la sostanza di ciò che è fascino, e cosa no, senza antichi usurati concetti. Ad esempio domandarsi se davvero il simbolico leggendario è correlato al nome della montagna, e non invece alle imprese dei corridore che le scalano. Insomma, forse, il tormentone Gavia e Stelvio sì, Gavia e Stelvio no è ora di toglierselo da addosso.

Lo sappiamo tutti che a fine maggio c'è altissima possibilità che a 2500 metri di altitudine le strade siano impraticabili e che se c'è mal tempo si rischia la neve non servono i colonnelli del servizio meteorologico dell'areounautica per dirlo. E così, se si capisse che proprio le montagne di Pantani, Oropa, Monte Campione, sono la dimostrazione che sono le storie che fanno delle cime una leggenda, e non viceversa, forse sarebbe il caso che quelle vette esagerate le si lasci al disgelo, anche perché grandi battaglie sportive, in quelle condizioni, è sempre improbabile vederne. Intorno ad esse si vedono spesso invece le grandi polemiche, come anche il 2014 dimostra, e quindi, dai liberiamocene lasciandole nel nostro cuore e alla poesia e alla meraviglia del biancoenero.

Ma torniamo al podio giovane, fresco, carico di novità anche per quel che riguarda il significato tecnico.

Quintana, il vincitore, è una tipica faccia da Indio che viene dalla Colombia ormai terra impregnata di ciclismo. Ed è un fenomeno per come abbina la dote “etnica” per la salita con la capacità di cavarsela contro il tempo anche quando la strada non sale. Una carriera fulminea, segnata da un talento immediato e da una capacità di non sprecare e non agitarsi tipica dei fuoriclasse. La maglia rosa pare foriera di molto, anzi tutto, perché la facilità con cui l'ha conquistata e tenuta fa pensare che la duplice dei grandi giri non gli è preclusa, anche in un futuro assai prossimo.

Anche Rigoberto Uran viene dalla Colombia, e da una storia di povertà, polvere e strada, quella di una famiglia umile, il padre ucciso casualmente in una sparatoria da Narcos e lui bambino che eredita il mestiere da venditore in piazza. Vendeva biglietti della fortuna, ma la fortuna più grande fu quel giorno che, per gioco, scelse di salire in bicicletta e vestito com'era, provare a partecipare ad una gara fra ragazzi.

Rigoberto quel pomeriggio vinse, stupì tutti, si guadagnò la divisa poi velocemente la carriera e, infine, l'Europa. Dal suo viaggio nel vecchio continente, in questi pochi anni si è messo in linea con Quintana ad incarnare il ciclista colombiano della nuova era, che vola in salita ma che va anche nelle crono. Il corridore che attacca solo se serve e quando, serve.

Per tutti, in futuro sarà difficile misurarsi con questo prototipo di nuovo corridore d'altura, ma si può provare a farlo.

Per quel che riguarda noi, innanzitutto con Fabio Aru, che pur non essendo un neo-colombiano, in salita va e a cronometro pure.

Se ne parlava assai bene di Fabio già dall'anno scorso. Un corridore di prospettiva, acerbo ma forte. Qualcosa aveva fatto intuire, ma non certo la possibilità che si è cristallizzata nel 2014.

E' forte, fortissimo. Uno di quei talenti nati per lo sport, e in special modo per le bici.

Mountain Bike, ciclocross, in gioventù le ha cavalcate tutte. Alla fine, dalla sardegna come meta tecnica è approdato a Bergamo e al ciclismo vero, con l'animo e la vita dell'emigrante. le telefonate nostalgiche, la voglia di dire mollo tutto, ma anche la forza di lottare, restando nonostante la malinconia.

Ora, per molti anni, potrà raccogliere gran frutti (anche monetari) della forza di allora.

E' nella multinazionale giusta, Fabio, coi compagni giusti. L'Italia a tappe migliore per ora è emigrata in Kazakistan, va bene così, finché non ci riprenderemo il posto che ci spetta.

E l'Italia, oltre a Fabio?

Beh, eravamo uscii dal nord e dalla primavera delusi, rassegnati. Solo la Liegi, la nostra corsa, aveva dato un minimo di fibrillazione. Il Giro un po' ci rianima. E' vero, questa è stata un po' la gara del turno B, di quelli che non hanno fatto la prima parte della stagione contando qualcosa, però lo stesso Ulissi, Battaglin e gli altri che sono riusciti ad essere protagonisti han dato il senso di una freschezza ritrovata. Il rammarico, se vogliamo vedere il grigio di questi venti giorni, riguarda un po' quelli che fino a ieri erano le speranze, gente come Moser, o Oss, che paiono un po' persi, speriamo non per sempre. Ma lasciamo perdere, stiamo sul nuovo, che è pensiero che fa bene.

La tanta novità che sembra avere in serbo il futuro del ciclismo, ed è bello che tutto questo senso di novità per una volta non venga dall'esagerato luglio francese ma dai nostri paesaggi e dalla nostra passione. Abbiamo incarnato in queste tre settimane il nuovo di uno sport tipicamente Europeo, e sarebbe bello che ciò avvenissein un senso non unicamente sportivo, vedremo.

Certo, attaccato alla pelle del paese, e a quello del ciclismo, resta ancora un po' di vecchio, come ad esempio certi ritornelli eterni della Rai, i siparietti legati ai soliti volti che da decenni non cambiano. Provare ad inventare parole diverse? Ad esempio, dopo cinquant'anni, inscenare assurdi e tristi processi è proprio così indispensabile? Anche perché in Rai il ciclismo, indubitabilmente, è capace di un telecronismo competente e fresco rispetto ad ogni altro (prendi i prossimi mondiali e la pletora di volti trentennari che scenderanno in campo).

Il ciclismo televisivo in Rai regge e supera la concorrenza, devono solo cambiare i riferimenti . Provare a creare la televisione della nuova era. Poi, anche lì saremo a posto. Nuovi...