Ponza e Sardegna storia ritrovata

La "Storia" è fatta di ... storie. Piccole e grandi. Le storie sono fatte dagli uomini. Piccoli e grandi. Ma per valutare ciò che resta, non servono gli aggettivi di grandezza. Ci sono vicende simboliche, che restano e possono insegnare, finche si trova spazio e volontà per farne memoria

Storia di vita, sopravvivenza ed amicizia

Ponza, isola del Tirreno centrale di fronte alle coste del Lazio, ha vissuto più storie.
Quella attuale comincia nel 700.
A metà dell'ottocento gli abitanti di questa piccola isola erano già troppi e le risorse della terra e del mare non erano sufficienti a garantire la sopravvivenza di quella comunità.
Con l'avvento dell'unità d'Italia i privilegi concessi dai Borboni agli isolani decaddero e le condizioni di vita diventarono impossibili.
Molti partirono per le Americhe e per le coste del Mediterraneo per sistemarvisi stabilmente.
Altri incominciarono a praticare altrove il mestiere della pesca nella buona stagione, per poi ritornare all'isola in autunno.
Un gruppo molto numeroso -più di 50 barche e almeno 200 uomini- si sistemò nel nord della Sardegna, lungo la costa che da Santa Teresa di Gallura arriva fino a Porto Torres.
Pescavano soprattutto aragoste che, con speciali velieri-vivai, venivano portate sui mercati francesi.
Pescavano anche corallo nella zona di Castelsardo.
Una parte di questi - almeno 20 barche- si fermò nella spiaggia di Vignola, nel comune di Aglientu.
Erano gente di mare, semianalfabeta e facevano una vita ai limiti della sopravvivenza.
Arrivavano lungo quelle coste ai primi di Marzo sopra barchette di pochi metri.
Non avevano protezioni per la notte, neanche quando pioveva, se non la vela usata per navigare che, alla bisogna, diventava anche una tenda.
Acqua da bere da un rigagnolo che scorreva li vicino e quel poco che serviva arrivava con il veliero che tornava da Marsiglia dopo aver venduto le aragoste.
Così per sei, sette mesi l'anno.
Spesso c'erano pure dei bambini di 8-10 anni e anche anziani, non più validi per il mare ma molto capaci nell'intrecciare nasse per la pesca alle aragoste.
Nelle terre prossime al mare vivevano i pastori della Gallura che accudivano le mandrie di qualche proprietario terriero o che lavoravano i campi di queste persone.
I sardi da sempre hanno vissuto lontano dal mare.
Per loro il mare è stato fonte di guai.
Le incursioni dei pirati barbaricini  avevano insegnato ad avere timore per quanti sbarcavano sulle loro coste.
Eppure, anno dopo anno, la vicinanza con questi uomini che parlavano una lingua diversa, che passavano le poche ore a terra senza creare disturbo al loro mondo, li fecero incontrare e nel giro di qualche anno i rapporti diventarono stabili.
I ponzesi scoprirono la bontà dei formaggi di Sardegna e i sardi impararono a consumare abitualmente il pesce.
Le case dei pastori di Gallura si aprirono a questi nuovi amici e la vita dei pescatori di Ponza migliorò tanto perchè l'acqua potabile dei pozzi, la frutta e la verdura dei padroni di casa venne abitualmente messa a disposizione della gente di Ponza.
I rapporti andarono oltre le esigenze alimentari e piano piano i ponzesi trasmisero ai sardi il culto di san Silverio, patrono dell'isola che si festeggia il 20 Giugno di ogni anno.
Antonio Peru, proprietario delle terre prossime alla spiaggia permise di costruire una chiesetta che si affacciava sul mare e i ponzesi misero i soldi per costruirla.
Divenne anche rifugio nelle notti di tempesta.
Un caso strano della storia volle che nel 39 i pescatori ponzesi arrivarono in Sardegna con una statua del santo e con la campana per quella chiesetta, ormai ultimata.
Quell'anno i ponzesi guadagnarono una piccola fortuna perchè il mercato delle aragoste era impazzito, dopo la fine della guerra civile spagnola.
Poi venne la seconda guerra mondiale e tutto si fermò.
Nel 46 i pescatori di Ponza ripresero la loro strada verso la Sardegna e frequentarono quei luoghi fino ai primi anni 60.
Intanto erano arrivati i motori sulle barche e quell'approdo venne sostituito dal porto-canale di Santa Teresa, più sicuro e più ospitale.
Vennero intanto inventati i frigo sulle barche; il commercio del pesce cambiò e la Sardegna venne abbandonata.
Uno dei protagonisti di quel tempo -Costantino Vitiello "Sacco" di Ponza- ha conservato buona memoria di quel tempo ed ha vissuto fino alla primavera del 2013 (quasi 102 anni).
Aveva partecipato alla costruzione di quella chiesa e aveva lasciato tanti buoni amici da quelle parti.

Io -suo figlio- da un pò di anni ho incominciato a mettere "in rete" i suoi racconti di mare e di incontri con le genti di Sardegna.
Pochi mesi dopo la sua morte, dalla Sardegna è arrivato la richiesta di riprendere queste relazioni che si credevano perdute.
A Settembre una numerosa delegazione è partita da Ponza e ha incontrato i figli di quei sardi che avevano costruito con i ponzesi pagine ricche di solidarietà e valori comuni.
Ai primi di Giugno i sardi della Gallura sono tornati a Ponza a restituire la visita dell'autunno precedente e a conoscere quel mondo a cui tornavano comunque i pescatori ponzesi in Settembre.

Costantino Vitiello non c'è più ma il suo mondo non è finito con lui.

2 commenti

Angelo :
Ho conosciuto ed apprezzato i grandi valori del pescatori ponzesi a Porto Torres , valori che sono diventati punti cospicui della mia vita .Grazie Ponza.... | domenica 20 marzo 2016 12:00 Rispondi
Lucio :
Sono un discendente sardo di Nicola Scarimbolo nativo dell'isola di ponza che ha vissuto nell'isola si S.Pietro,chissà se ci sono ancora parenti ,mi piacerebbe conoscere meglio la loro storia. | sabato 30 aprile 2016 12:00 Rispondi