Virus Ebola: una domanda da 500 milioni

500 milioni di dollari. Questa la cifra che Unicef stima necessaria per contrastare l'emergenza del Virus. Un occidente che si sente al sicuro tende a dimenticare le cifre del contagio, che vedono per ora ben dieci milioni di bambini e giovani a rischio. una minaccia da fermare.

L’UNICEF ha lanciato oggi un appello per estendere la sua risposta all’emergenza Ebola in Africa occidentale per i prossimi sei mesi, per un totale di 500 milioni di dollari – l’appello ad ora è stato finanziato solo per il 24 % (125,7 milioni di dollari).
La peggiore epidemia di Ebola nella storia sta distruggendo intere comunità in Africa Occidentale. L’UNICEF stima che siano 9,8 milioni i bambini e i giovani fino a 20 anni che vivono nei tre paesi più colpiti:  Guinea, Sierra Leone e Liberia; di questi, 2,9 milioni hanno meno di 5 anni. Sono 10.000 bambini che, a causa dell’Ebola, hanno perso uno o entrambi i genitori o le persone che si prendevano cura di loro.
I fondi sosterranno l’organizzazione per l’infanzia per continuare a contrastare i due più grandi canali di trasmissione dell’Ebola – la mancanza di isolamento dei pazienti sin dal primo momento e la mancanza di funerali sicuri – e allo stesso tempo si stanno verificando nuove opportunità per rafforzare i sistemi sanitari di base e i sistemi di sostegno sociale in una delle regioni più povere del mondo.
“L’UNICEF sta potenziando il suo lavoro all’interno della comunità per fermare quest’epidemia, supportare l’immediato isolamento di nuovi casi, favorire funerali più sicuri, continuare a diffondere corrette informazioni, riconoscere il virus e comprenderne i rischi”, ha dichiarato Peter Salama, Coordinatore a livello globale dell’emergenza Ebola per l’UNICEF. “Mentre combattiamo contro l’Ebola all’interno delle comunità, possiamo cogliere l’opportunità di  contribuire a costruire centri sanitari di base efficienti e altri servizi sociali che andranno a vantaggio dei bambini e delle loro famiglie nel lungo periodo, dopo che l’Ebola sarà stata sconfitta.”
I fondi richiesti saranno utilizzati per:
-    Promuovere comportamenti salvavita, compresi funerali sicuri e isolamento immediato, attraverso campagne di comunicazione con i media, campagne porta a porta e la formazione e l’impiego di circa 60.000 volontari tra le comunità;
-    supportare fino a 300 Centri comunitari di cura, centri di transito, centri di osservazione e strutture per l’isolamento nelle aree rurali;
-    garantire servizi di protezione per i bambini che, a causa dell’Ebola, hanno perso i genitori o le persone che si prendevano cura di loro;
-    provvedere agli equipaggiamenti per la protezione personale e altri strumenti fondamentali per prevenire e controllare le infezioni da Ebola;
-    sostenere o iniziare a riavviare i servizi sanitari e un’istruzione di base, in condizioni di sicurezza.
“Non è una coincidenza che l’Ebola sia comparsa in tre paesi con sistemi sanitari fragili”, ha continuato Salama. “I servizi sanitari pubblici nei paesi colpiti dall’Ebola potrebbero essere molto più efficaci se facessimo adesso investimenti corretti, nei posti giusti – soprattutto a portata di mano per le persone nelle comunità che hanno più bisogno di servizi di base.”
“Attraverso la formazione di volontari a livello locale, allestendo un maggior numero di strutture vicine alle case, sostenendo gli operatori sanitari e sociali nelle comunità, e investendo sulla collaborazione di molti sopravvissuti alla malattia che possano provvedere alla cure di coloro che ne sono affetti o a rischio,  possiamo combattere la malattia e allo stesso tempo iniziare a identificare nuove strade per il futuro per garantire le vaccinazioni, curare la malnutrizione, migliorare le cure prenatali e ampliare la distribuzione di aiuti in condizioni di sicurezza” ha concluso Salama.
La risposta all’Ebola sostenuta dall’UNICEF ha anche impatti su altri settori oltre quello sanitario. Con le scuole chiuse, l’UNICEF sta lavorando con il Ministero dell’Istruzione e altri partner per supportare un’istruzione continuativa attraverso lezioni quotidiano via radio (nazionali o locali) e attraverso moduli di apprendimento auto diretto. Il lavoro è anche impostato per un’eventuale riapertura delle scuole in condizioni di sicurezza. Decine di migliaia di insegnanti saranno formati su tecniche di sostegno psicologico, di prevenzione dall’Ebola e sugli ambienti sicuri dove studiare, in modo da rafforzare la risposta delle comunità.
L’UNICEF sta anche supportando i paesi a rischio di Ebola a essere preparati attraverso campagne informative e proattive, e a essere pronti a qualsiasi altra possibile epidemia con protocolli per la gestione, il monitoraggio e la rilevazione di nuovi casi.
 “Emergenza Ebola”: è possibile effettuare donazioni tramite il sito: www.unicef.it