La storia di Andrea

Ciao a tutti. Mi chiamo Andrea, ho 29 anni e da 3 sono sposato felicemente. Lavoro nel campo della mediazione creditizia come libero professionista ed ho la fortuna di poter collaborare con persone fantastiche. Al mattino...

Finalmente la Primavera

se escludo i primi 10 minuti di lotta con la sveglia, mi alzo volentieri perché ciò che faccio per mantenermi mi piace molto. Posso permettermi di gestire i miei orari a piacimento ed ho la possibilità di incontrare ogni giorno persone nuove, dalle quali imparo sempre qualcosa di nuovo. Guadagno molto bene. O meglio, guadagno abbastanza da poter fare tutto ciò che mi piace. Non sono attaccato per niente ai beni materiali. Potrei comprarmi una macchina nuova, ma non è necessaria e quando serve utilizzo quella di mia moglie. Ho un telefono cellulare abbastanza scarso, comprato in saldo in un centro commerciale. Confrontato con i telefonini dei colleghi con cui lavoro, sembra un giocattolino, ma come dicevo prima è un bene materiale per il quale di certo non spenderei più dello stretto necessario. La maggior parte dei miei guadagni la spendo in viaggi, libri e per il divertimento mio e di mia moglie. Voglio girare il mondo con lei, conoscere posti nuovi e culture lontane. Ho deciso di sfruttare il più possibile il tempo che mi è stato donato su questo pianeta. Ho molti amici, con i quali organizziamo spesso piacevoli feste. Come quella di stasera, a casa di un amico. Faremo una grigliata nel suo cortile, dove è stata montata anche una piccola piscina nella quale sguazzeremo contenti come bambini di 5 anni.

Sabato, 21 luglio 2007

Questa mattina sono andato con un amico a ritirare il mio abbonamento per lo stadio. E' la prima volta che lo faccio e sono molto eccitato per questo sfizio che mi sono tolto. Nel pomeriggio abbiamo fatto la spesa in previsione della serata di festa. Carne, tanta carne e vino, che mai potrebbe mancare ai nostri ritrovi.

E' una bellissima serata, tutti mangiano e bevono in allegria. Fa caldo e le secchiate d'acqua si sprecano. Io, un po' alticcio, inizio addirittura (e per la prima volta in pubblico) a suonare la chitarra. Sono le 23.30 e decido che è arrivato il momento dei tuffi. Quello che va per la maggiore è il tuffo 'a bomba', che riesce a schizzare acqua ovunque. Poi decido che è arrivato il momento di stupire tutti. Voglio provare a lanciarmi di testa, come già altre volte avevo fatto. Salgo sulla piccola rampa e mi accomodo il costume. Gli amici alzano le braccia per sostenermi, guardo mia moglie che mi sorride ed io contraccambio. Poi mi spingo con le gambe.

Ricordo perfettamente quel momento. Fu l'ultimo nel quale potei sorreggermi in piedi da solo. Poi il silenzio dell'acqua intorno a me. Ricordo che ad un certo punto non sentii più il mio corpo. Si era completamente addormentato e non riuscivo a muovere niente, nemmeno un dito. Poi, dopo aver capito che non stavo scherzando, mi tirarono fuori da lì. Poco dopo, un ambulanza corse verso l'ospedale. Mi svegliai il giorno dopo in terapia intensiva, dove ancora in stato di shock, mi dissero che mi era esplosa la quinta vertebra cervicale e che il midollo era stato tranciato completamente. Per me era quasi arabo, non sapevo assolutamente cosa volesse dire e cosa comportasse. Finché, alcuni giorni dopo, un dottore mi chiarì la situazione: tetraplegia dovuta alla lesione midollare. Traduzione: sedia a rotelle permanente con forte interessamento del tronco e delle braccia. Avevo perso il mio corpo, forse per sempre. Nel lungo lasso di tempo successivo, perdetti il mio lavoro per impedimento, la mia sicurezza economica, mia moglie. Nonostante molti pensino che la mia consorte mi abbia abbandonato, fui io a cacciarla via. La trattavo sempre peggio, le dissi che non l'amavo più. Nella mia follia riuscii persino a tradirla. Fino a quando non resi la nostra convivenza impossibile. Nonostante tutto, ancora oggi gioca un ruolo importante nella mia vita ed io non finirò mai di ringraziarla.

Passai 18 mesi in ospedale, senza mai tornare a casa una volta. Pensai al suicidio decine di volte, trovando molti modi per metterlo in atto. Ma una delle cose che mi trattenne dal farlo, furono le persone che incontrai nel mio percorso riabilitativo. Uomini, donne, ragazzi molto giovani e bambini che, nonostante la mia grave condizione, erano in uno stato molto peggiore del mio. Ognuno per motivi diversi. Alcuni di loro mi dissero che, seppure fossi tetraplegico, avrebbero dato qualunque cosa per stare nei miei panni.

La sera nel mio letto piangevo per loro e mi chiedevo perché. Il perché di quella sofferenza. Fu in quel periodo che iniziai a pensare che avrei dovuto fare qualcosa anche per loro.

Settembre 2012

Ora mi sento meglio, sia fisicamente che mentalmente ed è arrivato il momento di fare ciò che mi ero ripromesso in ospedale. Quello che vorrei, è che nessuno più debba passare quello che ho passato io. O peggio ancora, tutto quello che hanno passato e passano ancora, quelle centinaia di occhi che ho incrociato.

Dovevo solo capire cosa fare e come farlo. All'inizio pensai, che la cosa migliore fosse fondare una ONLUS, ma guardandomi in giro ne trovai migliaia. Allora, convinto a non disperdere le forze, ne cercai una che faceva al caso mio. Una che non puntava solo a sostenere la situazione dei disabili, ma che mirava soprattutto a risolvere il problema. Un'associazione che puntava tutto sulla ricerca e sulle risorse umane. Fu così che nel mio girovagare conobbi Fabrizio Bartoccioni, un ragazzo di Roma quasi mio coetaneo, che come me anni prima, aveva avuto un incidente del medesimo tipo. Fabrizio è un ragazzo straordinario, che nel 2005 fonda Vertical, un'associazione creata allo scopo di raccogliere risorse per finanziare la ricerca sulla lesione midollari e sulla cura della conseguente paralisi.

Decisi che poteva essere il cavallo giusto e che quindi avrei dovuto aiutarlo nel suo progetto.

Ed eccoci ad oggi. Con l'aiuto di parenti e dei molti (anzi tutti) amici che mi sono rimasti accanto, ci apprestiamo a fondare un nuovo comitato di rappresentanza della fondazione Vertical per la regione Lombardia. L'obbiettivo è ben chiaro. Organizzare eventi sempre più importanti, per far conoscere a chiunque il pericolo della lesione spinale (la quale purtroppo in Italia colpisce 6 persone ogni giorno) e per cercare le risorse necessarie a favorire la ricerca di una possibile cura. Sono convinto che sia la strada giusta.

Finalmente dopo più di 5 anni riesco a vedere un po' di luce. L'impressione che ho è proprio la stessa dell'inverno buio e freddo che sta per finire, in cui la primavera pian piano riesce a fare capolino, mostrando qualche piccolo fiore qua e là.

Io cercherò di fare del mio meglio e spero di poter trovare in questo percorso, persone che mi aiutino, che si mettano al mio fianco e spingano nella mia stessa direzione, perché solo l'unione di intenti può cambiare le cose.