Napoli Roma ieri. Lo stop al terminator

1960, era una Roma che sembrava inarrestabile, con un Manfredini leader e un terminator che aveva il tiro più potente al mondo, addirittura si diceva avrebbe ucciso un uomo. Ma quel giorno, il Napoli...

Napoli 23 Ottobre 1960

Napoli-Roma 3-2

LO STOP ALLA ROMA DEL TERMINATOR LOJACONO


NAPOLI: Bugatti; Schiavone, Mistone; Bodi, Mialich, Bertucco; Di Giacomo, Gratton, Pivatelli, Del Vecchio, Tacchi;
Allenatore: Amadei

ROMA: Panetti; Giuliano, Stucchi; Pestrin, Losi, Guarnacci; Orlando, Lojacono, Manfredini, Schiaffino, Selmosson;
Allenatore: Foni

Arbitro:. Jonni



Reti: p.t. Lojacono (R) 4' Di Giacomo (N)12' Manfredini ( R) 29' Del Vecchio (N) 38' s.t. Pivatelli (N) 29'


Dalle parti giallorosse l’annata 1960-1961 era partita trionfalmente: quattro su quattro in campionato con vittorie esagerate a Bari (3 a 0), sull’Udinese (6 a 1), a Torino contro i granata (3 a 1) e in casa contro la Spal (2 a 1). Le premesse erano grandiose, anche perché gli acquisti di Fontana e Schiaffino (entrambi di provenienza rossonera) e quello di “terminator” Lojacono dalla Fiorentina davano l’impressione di aver completato una squadra già in precedenza temibile.
La “grandeur” romanista però durò fino alla quinta giornata, quella che metteva in cartello una classica, cioè il Derby del sud per chi lo intende con approssimazione geografica, o del Sole se si  guarda agli (allora) innovativi cento chilometri di autostrada che uniscono Roma a Napoli.
Il Napoli del 1960 era una squadra rivoluzionata che aveva dato l’addio a bandiere come Vinicio e Pesaola prendendo in cambio molti giovani ma anche un sacco di incertezze che portarono a risultati disastrosi e a fine campionato alla terza retrocessione della storia azzurra.
Un “Napolino ino ino” insomma, ma che quel giorno di fine ottobre trovò la forza e la capacità per fermare una Roma esuberante, come mostrava l’attacco che rispondeva ai nomi di Lojacono, Manfredini, Schiaffino e Selmosson. Proprio Lojacono era l’icona prepotente di quella Roma. Gran parte dela stampa indicava ormai da tempo l’oriundo come il tiratore più potente della storia, arrivando persino a dire che un suo tiro sarebbe stato addirittura capace di uccidere un uomo. Insomma, Francisco Lojacono si portò addosso durante tutta la carriera,  l’immagine di inarrestabile macchina da guerra e terrore di ogni difesa.
In quel Napoli Roma ottobrino che qui ricordiamo, il primo goal fu suo con una partita che dentro ad uno stadio esaurito si trasformò in battaglia. Testimonianza di tanto ardore furono le espulsioni d’inizio secondo tempo: prima di Del Vecchio, che aveva punito con un gran calcione il pressing di Stucchi e poi Giuliano che aveva concesso a maglie invertite il replay della scena precedente.
Dopo gli allontanamenti, la partita, vivissima nel primo tempo si addormentò con una Roma che si adeguava al pareggio in mezzo a centomila partenopei impazziti d’entusiasmo.
La cronaca: si era partiti con l’uno a zero del terminator, dunque, a breve seguito dal pareggio di Di Giacomo che aveva fatto il “Lojacono” piazzando in rete una stangata portentosa respinta dal portiere ma poi ribadita in rete dal napoletano. Ancora un uno due sul finire del primo tempo (Manfredini e Del Vecchio) che su azioni nate da punizioni riportava tutto in parità.
Nel secondo tempo, come detto, erano venute le espulsioni, e una Roma coi remi tirati in barca convinta che un pareggio bastasse fino al contropiede di Pivatelli che, spinto da centomila voci, infilava in rete.  A quel punto l’assedio giallorosso contro un Napoli arroccato fu sterile, e neanche terminator Lojacono nulla potè in spazi troppo ristretti.
Insomma: la Roma che doveva spaccare tutto a partire dal match sotto il Vesuvio non sembrò più così irresistibile, tanto che alla fine della stagione raccolse un non esaltante quinto posto, mentre come detto al Napoli trionfatore di giornata toccò la B, ma almeno per quel Derby del sud visse lo stadio di Fuorigrotta in festa.